Due amici alla resa dei conti, un duello di parole tra anime apparentemente imperturbabili: Renato Carpentieri e Stefano Jotti sono in scena col crepuscolare “Le braci”

In italiano è stato pubblicato solo nel 1998 il romanzo “Le braci” dello scrittore Sándor Márai, pubblicato senza successo per la prima volta in Ungheria nel 1942. In un mattino del 1940 si incontrano due vecchi amici che non si vedono dai tempi della Prima Guerra Mondiale. La loro è una resa dei conti: entrambi innamorati della stessa donna, Krisztina, per l’uno moglie e per l’altro amante. Mentre il diario di lei brucia accompagnando le ceneri della sua dipartita, i due uomini duellano a colpi di parole. Sono frasi che parlano di sentimenti ma sono pronunciate con freddezza, non facendo trasparire i moti dell’animo. Con l’adattamento di Fulvio Calise e la regia di Laura Angiulli, lo scontro di due anime apparentemente imperturbabili avviene in palcoscenico con Renato Carpentieri, nei panni del marito e generale Henrik, e Stefano Jotti, in quelli di Konrad, l’amante della donna del suo migliore amico che un giorno partì senza salutare ed ora, a distanza di decenni, annuncia la sua visita. In un’ora gli uomini si raccontano e recriminano un porsi l’uno contro l’altro in un turbinio di rancori e cose mai dette che li hanno segnati per sempre. È la caduta di un codice cavalleresco, un sentire crepuscolare. Applaudita e affollata la prima di giovedì 23 gennaio al Piccolo Eliseo di Roma, dove la pièce (durata di 60 minuti) resterà in scena fino a domenica 9 febbraio.

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