“Alice e il sindaco”, il film controcorrente di Nicolas Pariser

Com’è oggi fare politica? Il pensiero politico può affermarsi o è inghiottito in un vortice di comunicazione inconcludente e sparata a raffica? Tante sono le domande che stimola la commedia francese “Alice e il sindaco” di Nicolas Pariser, con il sempre bravo Fabrice Luchini e l’acuta Anaïs Demoustier, in uscita il 6 febbraio in Italia. È un film che lascia poco spazio al privato, incentrato nella sede di lavoro. Ci si trova nel cuore dell’amministrazione comunale di Lione con il sindaco Paul Théraneau, proiettato in una possibile corsa all’Eliseo per il partito socialista, e la brillante insegnante di filosofia, Alice Heimann, ingaggiata per aiutare l’uomo politico a pensare futuri scenari possibili. La prima nota che lei gli scrive è un elogio della modestia, quel porsi verso l’altro sempre in posizione di ascolto, aperta, senza alcun preconcetto. I loro incontri ritagliati tra un impegno e l’altro di un’agenda fittissima e quasi asfittica saranno sempre più frequenti, alzando l’asticella di dialoghi di vera filosofia politica. È un film che fa pensare, che mette in gioco le certezze dei protagonisti e degli spettatori. È uno di quei lavori realizzati per dare nutrimento alla mente. In un mondo sempre meno analogico e più virtuale, Nicolas Pariser regala al cinema un film in pellicola, 35mm, per essere controcorrente nel contenuto e nella forma.

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