“Un nemico del popolo” di Massimo Popolizio sbatte in faccia la cruda attualità del salvatore incompreso messo alla gogna da superiori leggi politiche ed economiche

Sintonia perfetta tra gli attori sul palcoscenico del Teatro Argentina di Roma dove fino al 26 gennaio torna carico di successi “Un nemico del popolo” di Henrik Ibsen, per la traduzione di Luigi Squarzina e regia di Massimo Popolizio che veste i panni dell’eroe incompreso. Applaudito da oltre 17.000 spettatori per 31 repliche nella scorsa stagione e recentemente premiato da un doppio Ubu – al miglior spettacolo 2019 e alla migliore attrice protagonista Maria Paiato, in scena in panni maschili -, il viaggio etico-politico del Dottor Stockmann è di incredibile attualità. L’uomo che denuncia un grave problema ambientale e sanitario, avendone le prove ed essendo quindi in grado di salvare vite, invece di essere riconosciuto come un salvatore viene messo alla gogna da superiori leggi politiche ed economiche. È la storia che viviamo quotidianamente e con cui facciamo i conti sempre. In più, a rendere più lacerante la tematica in scena è la lotta tra due fratelli, il Dottor Thomas Stockmann e il Sindaco Peter Stockmann, un braccio di ferro sempre duro, senza esclusione di colpi e che parte da lontano, da Caino e Abele e Romolo e Remo, con la stessa cruenta ferocia. A rendere la messa in scena di Popolizio così accattivante è la maestria degli attori: con Popolizio e Paiato (Sindaco Peter Stockmann), ci sono Tommaso Cardarelli (Billing), Francesca Ciocchetti (Kathrine Stockmann), Martin Ilunga Chishimba (un ubriaco), Maria Laila Fernandez (Petra Stockmann), Paolo Musio (Hovstad), Michele Nani (Aslacksen), Francesco Bolo Rossini (Morten Kiil), Flavio Francucci/ Luca Mascolo (Gregor), Cosimo Frascella (Lamb), Francesco Santagada (un portiere, un fotografo), Duilio Paciello (Evans), Gabriele Zecchiaroli (Forster). Sono tutti attori bravi, bravissimi, con un potere mimico incredibile nei gesti e nelle movenze. Paolo Musio, in particolare, accompagna con i movimenti del corpo ogni suo dire in maniera fortemente comunicativa di un’emozione ed un sentire che arriva prima ancora della voce. La regia di Popolizio ha una suddivisone in cornici del testo tale da rendere appieno il ritmo del susseguirsi delle scene. Lo spettacolo cattura l’attenzione del pubblico al punto che, specie nelle battute finali, si sente come catapultato in un vortice, avvertendo la sensazione di una poltrona in platea risucchiata da una piazza in rivolta. Forse, e sottolineo forse, pronunciando le battute in maniera meno aulica si darebbe un’ulteriore sottolineatura all’attualità del testo.

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