Napoleone avrebbe voluto riportare i fasti imperiali a Roma, al Museo Napoleonico un racconto (in parte) inedito

Come sarebbe stata Roma esaltata dal fasto imperiale di Napoleone? Avrebbe avuto ancora più magnificenza? Il Museo Napoleonico di Roma (Piazza di Ponte Umberto I) risponde con la mostra “Aspettando l’Imperatore. Monumenti, Archeologia e Urbanistica nella Roma di Napoleone 1809-1814”, a cura di Marco Pupillo, aperta dal 19 dicembre 2019 al 31 maggio 2020.

Marco Pupillo, quanto Napoleone ha dato a Roma?

“Napoleone sogna Roma, per lui è una città fondamentale perché è la capitale dell’Antico Impero. All’inizio dell’Ottocento Napoleone ambisce a costruire un moderno Impero francese alla conquista dell’Europa. Il suo punto di riferimento è Roma. Napoleone è imbevuto di cultura classica come tanti che hanno fatto studi militari nella sua epoca, è imbevuto di classici latini, per lui Roma è l’antichità fatta decadere dalla Roma dei Papi. Per Napoleone è un obiettivo di primaria importanza la conquista di Roma e degli Stati romani, dal 1809 al 1814 Roma è annessa all’Impero francese ed è la seconda capitale, dopo Parigi, dell’Impero francese. Quindi in questo momento Roma è governata direttamente dai francesi, ci sono dei propositi molto ambiziosi di trasformazione urbanistica della città, di rinnovamento, di ammodernamento, di laicizzazione delle Istituzioni, tutto in attesa di questo imperatore che dovrebbe venire, che desidera venire nel 1812, ma che poi alla fine la Campagna di Russia, che non è andata come doveva andare, impedisce. Il figlio di Napoleone ha il titolo di Re di Roma. Nasce nel 1811 e ne raccontiamo tutti i festeggiamenti che si fanno a Roma, gli omaggi figurativi, letterari, in poesia. Roma festeggia il Re di Roma ma in realtà come il padre non verrà mai a Roma. In questa mostra raccontiamo questa città dove c’è un grande fermento, con tante iniziative e una grande voglia di trasformazione e, al tempo stesso, descriviamo un pochino anche lo scarto tra l’utopia e la realtà, tra il progetto e quello che veramente si riesce a realizzare”.

In una sala attira l’attenzione il sonetto che inneggia al “nato al favor d’Astro”, “Re de’ Romani, e Imperator del Mondo”, ma quali i tre pezzi imperdibili di questa esposizione?

“Innanzitutto, i progetti monumentali di archi trionfali, che sono degli inediti che giacevano nei depositi e non si erano mai visti prima di adesso. Poi, le sezioni della Passeggiata che viene progettata tra il Pincio, Piazza del Popolo e Villa Medici. E, per la parte archeologica, hanno grande valore le stampe di Bartolomeo Pinelli, acquerellate da lui (abbiamo trovato un documento in cui è scritto che Pinelli viene pagato una seconda volta per acquerellarle lui in prima persona), che raccontano dell’impresa epica dello scavo del tempio di Giove Tonante: le stampe rappresentano le fasi prima e dopo lo scavo e, soprattutto, il momento in cui l’architetto Giuseppe Camporese s’inventa una macchina per sollevare l’architrave e rimettere in asse le colonne che prima erano fuori piombo”.

Non tutto quindi è rimasto sulla carta?

“Nel campo dell’archeologia effettivamente si riescono a realizzare una serie di iniziative, perché affidate all’Accademia di San Luca, sotto la supervisione di Canova; mentre i piani urbanistici che vediamo qui esposti in realtà sono stati realizzati in minima parte, poi il Papa (Leone XII, ndr) ha ripreso i piani per Piazza del Popolo, quella magnifica quinta, l’esedra… l’opera di Valadier viene da progetti precedenti francesi”.

Il più grande rimpianto di Napoleone rispetto a tutto ciò?

“Di sicuro di non essere mai riuscito a venire a Roma. Quando è in esilio a Sant’Elena parla di Roma. Nelle memorie raccolte da Las Cases, Napoleone parla di una Roma ideale, di una Roma antica, della Roma degli antichi romani, della Roma classica, di un’epoca gloriosa: è questa la Roma che gli interessa, non quella che considerava un po’ decadente dei Papi suoi contemporanei”.

La nostra imprescindibile eredità di quegli anni?

“Questo è un momento della storia della città importante perché il papa per la seconda volta è fuori Roma (la prima volta era stato durante la Repubblica Giacobina nel 1798-99) e i francesi amministrano direttamente la città con propositi di modernizzazione, di rendere Roma capitale europea. Quindi, tra luci e ombre, tra realizzato e non realizzato, è un momento notevole della storia della città, che ha anche un pochino cambiato la mentalità dei cittadini romani rispetto al governo del Papa, quindi è un momento che vale la pena di ricordare e rimettere al centro dell’attenzione.

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