“L’operazione”, lo spettacolo impertinente sui palcoscenici 2.0

Non esiste uno sguardo più irriverente e divertente sul mondo del teatro italiano di oggi di quello offerto da “L’operazione. Lo spettacolo da vedere per forza!”. Al Piccolo Eliseo di Roma è approdato il team capitanato da Rosario Lisma, e composto da Andrea Narsi, Fabrizio Lombardo, Alessio Piazza e Gianni Quillico. In scena quattro attori quarantenni che provano lo spettacolo scritto da uno di loro sognando il grande salto in un continuo dissidio tra l’abbassarsi a meschinità e l’essere integerrimi. In un mondo precario dove il merito non viene riconosciuto, gli artisti si appendono alla speranza di ambire ad una recensione del critico Marco Mezzasala capace da solo di smuovere oceani di consensi. Ma come convincere il giornalista a vedere il loro spettacolo? Basterà una telefonata? Serviranno conoscenze? Così tra una prova e l’altra si escogitano strategie cercando anche altre strade per sbarcare il lunario. Il risultato? Una commedia in cui si ride di cuore per quasi due ore ininterrottamente. Rosario Lisma è bravissimo nei suoi alti e bassi di regista e autore, ha una presenza scenica notevole e catalizza l’attenzione. Alessio Piazza interpreta in maniera esilarante il candido che non coglie le battute e che fa esercizi di respirazione prima di entrare nel personaggio. Fabrizio Lombardo ha lo sguardo dell’attore che non deve chiedere mai, e quando ha tutti i riflettori addosso dà il meglio di sé. Andrea Narsi restituisce in maniera precisa l’attore che cerca di tenere il piede in più scarpe ossessionato dagli squilli del cellulare. Gianni Quillico è il temuto e ricercato critico, bravissimo a impersonarlo stralunato e un po’ svampito. I quattro più uno danno davvero l’idea di essere ben “amalgamati”, come recita uno degli aggettivi delle critiche ricevute dagli attori in questo gioco metateatrale. Danno forma con estrema simpatia e allegria ad uno spettacolo che chi ama il teatro, addetti ai lavori e spettatori, non può esimersi dal vedere almeno una volta nella vita per ridere insieme di vizi e aspirazioni del calcare il palcoscenico nell’epoca 2.0.

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