Un gigantesco Elio ridà vita a “Il Grigio” di Giorgio Gaber

L’uomo della nostra società farà la fine del topo perché non ha vie di fuga? A trent’anni di distanza Elio, storico leader delle Storie Tese, ripropone l’ancora attualissimo “Il Grigio” di Giorgio Gaber e Alessandro Luporini, nell’adattamento di Giorgio Gallione. Il testo racconta di un uomo che si ritira in campagna in cerca di tranquillità, ma che viene disturbato da un continuo “fruscio”. Il sospirato “casa nuova, vita nuova” si rivelerà un inganno. L’uomo viene raggiunto da ciò da cui è scappato: la “fluorescenza televisiva”, “lente d’ingrandimento della volgarità dilagante”, “volgarità di tutto e di tutti”, “parole, facce”. Non c’è, infatti, scampo dalla “fluorescenza”, “anche tu diventi più cattivo senza accorgertene”, perché la “fluorescenza penetra in noi e ci trasforma”. I “mostri che abbiamo dentro, nascosti nell’inconscio, ci spingono alla violenza incollata alla nostra esistenza”. Così “giustizia”, “uguaglianza” e “convivenza sociale” sono minacciati. Per un’ora e 20 minuti, da solo, senza alcuna pausa, Elio tiene la scena da gigante. Si rapporta a quel “fruscio” continuo che è “il Grigio”, il topo che si fa specchio della nostra indole corrotta, tenendo stretta a sé l’attenzione del pubblico. Al Teatro Sala Umberto di Roma, prima dello spettacolo andato in scena il 1 novembre, Neri Marcoré ed Elio hanno giocato sul numero uno, due e tre di chi fa rivivere Giorgio Gaber – Claudio Bisio ha interpretato “Io quella volta lì”, Marcorè “Un certo Signor G” ed “Eretici e Corsari” -. Uno, due o tre? Non importa. La bellezza è che con loro Gaber, e la sua parola ancora così attuale, continua a vivere sul palcoscenico scuotendo le coscienze.

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