Viaggio nelle “impressioni” della memoria con lo scrittore Fabio Morici

Viaggio nelle “impressioni” della memoria con lo scrittore Fabio Morici

Ha la leggerezza dell’incontro con l’essenza della vita il nuovo romanzo di Fabio MoriciInfinite impossibilità” edito da Fabiano&Castaldo. Scrittore, sceneggiatore, attore, l’autore in quest’ultimo suo lavoro sembra aver scritto una sceneggiatura. Tant’è che c’è chi, alla presentazione di sabato 13 giugno presso il Bar Bistrot Ohana a Roma (Infernetto), in occasione dell’apertura della rassegna “Libri nel bosco”, ha addirittura parlato di “scene” al posto di “capitoli”. A farlo è stato Alessandro Coluzzi, che fa parte della palestra dei giovani manager antimafia, un progetto della giornalista e scrittrice Federica Angeli, padrona di casa che gli ha ceduto la parola per fargli intervistare Morici. Il libro parla di quanto “il passato ce lo portiamo addosso. Ci consola e ci perseguita”, come si legge nella quarta di copertina. Negli intenti del protagonista, Edoardo, c’è solo la volontà di trovare il modo di poter far riabbracciare alla madre il padre scomparso. C’è qualcosa di autobiografico in questo? Sì, ma la perdita in Edoardo diventa possibilità concreta, realizzando la “Reminiscenza Immersiva Neuroindotta. Per gli amici, Synpast. Una piastrina neurale” che permette di entrare nei ricordi con la vividezza del reale. Fabio, invece, per scrivere di tutto ciò, racconta di essersi immerso in onde di frequenza, da “delta” in poi, con cui contrassegna ogni svolta della storia. Una storia in cui sono in gioco nostalgia e rimorso, e la razionalità di Edoardo contrapposta all’emotività di Isa che ritroviamo già nella dedica che l’autore fa alla sua compagna “a chi mi ha insegnato che il dolore non è un guasto” in un mondo in cui, si aggiunge nello scorrere del romanzo, “è difficile lasciar andare” e che la vita, come osserva Morici, “si costruisce su segmenti di destino, dove un’azione di oggi mi porta a 3-4 mosse in avanti, un avanti che può essere di tre giorni o di tre anni”. “Se è vero che vogliamo controllare sempre come apparire – aggiunge Morici –, ci imbattiamo in tanti ‘avrei potuto…’ di fronte al passato, ma non è possibile cambiarlo“. In questo viaggio di Edoardo, che intreccia l’ieri con il destino e la tecnologia, la cultura fa da punto fermo, con tante diverse citazioni. Ma per la bellezza della scrittura di Morici che si fa impressionista, avendo la facoltà di riprendere tutti i colori della vita nelle diverse stagioni, pur trattando temi di una profondità interiore che riportano ad un orizzonte espressionista, a noi piace ricordare quello su “Impressione, levar del sole” di Claude Monet e pensare che il nome Edoardo sia un richiamo a Manet. Buona lettura!