“Sabato, domenica e lunedì” di Eduardo De Filippo vive di rinnovata bellezza nell’allestimento di Luca De Fusco

“Sabato, domenica e lunedì” di Eduardo De Filippo vive di rinnovata bellezza nell’allestimento di Luca De Fusco

Il capolavoro di Eduardo De FilippoSabato, domenica e lunedì” è in scena fino al 4 gennaio al Teatro Argentina di Roma, carico di una forza, di una energia e di una bellezza senza tempo, nell’allestimento firmato da Luca De Fusco, regista e direttore artistico del Teatro di Roma, con protagonisti una intensa Teresa Saponangelo (nel ruolo di Rosa) e uno straordinario Claudio Di Palma (interprete di Peppino). La commedia, scritta nel 1959, in equilibrio perfetto tra acuta ironia e crescente conflittualità, esplora i meccanismi delle relazioni parentali che si agitano attorno ad un pranzo domenicale. I dialoghi serrati, riportati con tempi comici perfetti da tutti e sedici gli attori, in una scenografia (firmata da Marta Crisolini Malatesta che sigla anche i costumi) che fa da diciassettesimo attore, coinvolgono e rapiscono il pubblico per tutta l’intera durata dello spettacolo (2 ore e 50 minuti). Il testo, “il più borghese e quasi cechoviano di Eduardo”, come sottolinea Luca De Fusco, delinea i caratteri di tutti i personaggi con cura e dovizia di particolari; e tutti gli attori contribuiscono a rendere viva e meravigliosa la parola di Eduardo De Filippo. Con Saponangelo e Di Palma, sono sul palcoscenico: Pasquale Aprile (Roberto), Alessandro Balletta (Federico), Anita Bartolucci (Amelia Priore), Francesco Biscione (Antonio Piscopo, padre di Rosa), Paolo Cresta (Raffaele Priore, fratello di Peppino), Rossella De Martino (Virginia, cameriera), Renato De Simone (Attilio), Antonio Elia (Dottor Cefercola-Catiello, sarto), Maria Cristina Gionta (Elena), Gianluca Merolli (Rocco), Domenico Moccia (Michele), Alessandra Pacifico Griffini (Maria Carolina), Paolo Serra (Luigi Ianniello), Mersila Sokoli (Giulianella). L’opera, nonostante faccia parte della raccolta “Cantata dei giorni dispari”, in cui compare una visione eduardiana amara dell’esistenza, sembra farsi vessillo di una famiglia unita che resiste agli scossoni delle miserie della vita.