“L’anno nuovo che non arriva”, film originale e geniale di Bogdan Mureșanu

“L’anno nuovo che non arriva”, film originale e geniale di Bogdan Mureșanu

È un bolero di fatti, sentimenti ed emozioni il film “L’anno nuovo che non arriva” (Romania / Serbia – durata 138 minuti) di Bogdan Mureșanu, scrittore e regista rumeno, classe 1974. Al cinema dal 4 dicembre distribuito da Trent Film in collaborazione con DNA, premiato come Miglior film nella sezione Orizzonti dell’81esima Mostra del Cinema di Venezia e insignito di tre riconoscimenti (tra cui Miglior Film per la Giuria Giovani e Miglior Attore Protagonista ad Adrian Vancică) all’ottavo Euro Balkan Film Festival, il film racconta la vigilia della caduta del regime di Ceaușescu. È il 20 dicembre 1989 quando a Bucarest la popolazione si muove tra paura e sospetto, apprendendo le scarse e filtrate notizie sulla repressione violenta da parte dell’esercito della rivolta a Timișoara. In questo frangente sei persone si trovano, ritrovano e sfiorano in una staffetta di legami e circostanze. Un regista televisivo (interpretato da Mihai Călin) deve trovare un modo per salvare il suo show di Capodanno dopo che l’attrice principale è fuggita. La soluzione sta in un’attrice teatrale in crisi (interpretata da Nicoleta Hâncu) che non riesce a contattare il suo ex fidanzato a Timișoara. Nel frattempo, il figlio del regista, uno studente, pianifica di fuggire in Jugoslavia (Andrei Miercure) nuotando attraverso il Danubio. A sorvegliarlo c’è un ufficiale della polizia segreta Securitate (Iulian Postelnicu), che cerca di trasferire la madre (Emilia Dobrin) dalla casa destinata alla demolizione a un nuovo appartamento che lei detesta. Il trasloco è eseguito da un operaio (Adrian Văncică), che va nel panico dopo che il figlio scrive una lettera a Babbo Natale in cui rivela che il padre vuole la morte di Ceaușescu. Tutte queste vite, sotto la costante e invisibile sorveglianza della Securitate, si intrecciano in una tragicommedia che culmina con lo scoppio di un petardo che dà il via alla rivoluzione. “Il regime di Ceaușescu è stato raccontato da molti registi rumeni, io volevo dare la mia interpretazione con un tono completamente diverso, al limite della tragicommedia – ha dichiarato il regista Mureșanu -. C’è un lieto fine, ma tutti i personaggi attraversano prove personali, alcune assurde, altre puramente comiche, nell’arco di un giorno e la mattina seguente. Ho sentito che il mio approccio era abbastanza originale da essere considerato una nuova prospettiva sulla rivoluzione, come una narrazione caleidoscopica: una storia a più trame con numerosi personaggi le cui storie si intrecciano nel film. Mi interessava come affrontano la sensazione di un mondo che svanisce, e l’umanità delle vite ordinarie esposte a grandi eventi storici”. Il film è geniale, autentico, tieni incollati gli spettatori e fino all’ultimo sembra che tutto possa succedere, nonostante la storia sia già stata scritta.