Il quoziente “sensibilità” che prende il sopravvento per insegnare che a volte la forza del “politicamente scorretto” semina più amore, condivisione ed empatia di quello “corretto”: sabato 25 ottobre ha conquistato il pubblico del Teatro Brancaccio di Roma, pieno fin su all’ultimo posto della seconda galleria, lo spettacolo “Din Don Down” che vede Paolo Ruffini raccontare “Dio”, a prescindere da forme o sembianze in cui ciascuno lo riconosca. La magia del suo racconto – al tempo stesso delicato, profondo e scanzonato – è arricchito dalle frizzanti e mai scontate incursioni degli attori con disabilità della Compagnia Mayor Von Frinzius, accompagnato dalle note di Claudia Campolongo al pianoforte. La lezione di genuinità ed innocenza che questi attori comunicano è qualcosa che diverte ed emoziona, arricchendo l’animo di tutti. Paolo Ruffini – tra improvvisazioni e riflessioni, musiche e coreografie entusiasmanti – sorprende per la sua autoironia e la sua capacità di dare il meglio nel saper essere il sapiente regista di uno spettacolo inclusivo sotto ogni punto di vista e capace di coinvolgere il pubblico, rendendolo partecipe e protagonista.

Lo show si è aperto con un accorato saluto alla signora del teatro romano, Silvia Signorelli, storico ufficio stampa dei teatri Brancaccio e Sala Umberto, la cui notizia della scomparsa si è appresa nella mattinata. Paolo Ruffini, commosso, l’ha omaggiata, sicuro che andare in scena sarebbe stato ciò che l’esperta di comunicazione avrebbe voluto.

A fine spettacolo il pubblico si è accalcato nel foyer per un selfie con l’attore e per il firma copie del suo bellissimo romanzo “Benito, presente!” che s’interroga su quanto un maestro anticonvenzionale ed empatico a scuola avrebbe potuto fare la differenza sui valori di Mussolini. Anche in questo romanzo, come nello spettacolo “Din Don è Down”, il tono di Ruffini è scanzonato, profondo e surreale. Questa sua cifra stilistica, collaudata anche con lo spettacolo e il podcast “Il babysitter”, è accattivante ed affascinante, riuscendo a fidelizzare un pubblico di tutte le età.





