Paolo Romano: “Il mio Mortimer ha la mimica di Buster Keaton”

“Mi ha divertito una recensione che parlava della mia mimica alla Buster Keaton, maestro del cinema muto”, così Paolo Romano che dal 7 al 19 gennaio sarà al Teatro Quirino di Roma con lo spettacolo “Arsenico e vecchi merletti”, in cui interpreta Mortimer Brewster, ruolo che fu di Cary Grant nel film di Frank Capra del 1944. In realtà, la commedia brillante debuttò a Broadway qualche anno prima. In Italia arrivò nel 1945, un mese dopo la liberazione, con la compagnia Morelli – Stoppa proprio al Quirino. Quella in scena adesso è una commedia che viaggia sulle orme della versione del 1992 per la regia di Mario Monicelli dove Geppy Gleijeses, che oggi ne è il regista, vestiva i panni di Mortimer. Per questo personaggio Paolo Romano, che il prossimo 2 aprile festeggerà il suo cinquantesimo compleanno, ha trovato una cifra tutta sua che funziona e piace. Attore amato in tv per il ruolo del magistrato Eugenio Nicotera nella soap di Rai3 “Un posto al sole”, nell’anno appena trascorso è stato anche il marito di Vittoria Puccini nella fiction di Rai1 “Mentre ero via”. Al cinema ha recitato in “Cuore Sacro” di Ferzan Özpetek e in “Copperman” di Eros Puglielli.

Paolo Romano, quali i punti di forza di “Arsenico e vecchi merletti”?

“Sicuramente la narrazione e il succedersi degli avvenimenti che, ribaltando continuamente le aspettative del pubblico, rendono questa commedia interessante come quando è stata fatta la prima volta più di cinquant’anni fa. Quindi la scrittura e la sorpresa di quello che avviene in scena”.

Interpretare Mortimer Brewster diretto da un regista quale Geppy Gleijeses che ha vestito i panni di questo personaggio è più impegnativo o si acquista più potenza in scena?

“È un’arma a doppio taglio in quanto lui si ricorda perfettamente come lo aveva fatto, e conosce i suoi tempi comici e la sua cifra interpretativa. Non è stato facile trovare una mia cifra recitativa, però devo dire che mi ha lasciato abbastanza spazio, e quindi ci siamo incontrati a metà strada forte della sua esperienza e un po’ si è fidato anche un po’ delle mie corde”.

Avere un precedente come Cary Grant è un vanto?

“Assolutamente, sì. Però se andiamo a vedere il mio percorso teatrale, ho James Stewart e altri validi attori come precedenti perché pochi fanno i testi contemporanei e inevitabilmente si fanno commedie o drammi che hanno già interpretato i più grandi della storia. Però io sono molto, molto felice. Poi Cary Grant ha una storia bellissima, mi affascina molto come attore”.

Chi è Mortimer?

“È un uomo in carriera, per come è stato scritto il personaggio e viene descritto in quell’epoca era assolutamente un brav’uomo, un bravo ragazzo, lavoratore, che decide di fare la famiglia, di sposarsi, che vuole bene alle zie, ma quelli erano un po’ gli archetipi della società americana benpensante, cattolica o protestante che fosse, una società americana dove non c’erano stati ancora gli anni della ribellione che verranno dopo”.

Com’è l’affinità in scena con le sue zie, le grandi attrici Annamaria Guarnieri e Giulia Lazzarini?

“Sono molto diverse, ma comunque ho un’ottima intesa con tutte e due, per me è un onore nonché un privilegio poter condivider il palco con loro. Sono veramente due attrici straordinarie”.

Questo spettacolo è dedicato a Mario Monicelli, cos’ha amato lei di questo grande cineasta?

“Di Monicelli, che è uno dei miei preferiti in assoluto, ho amato l’ironia con cui dirigeva i suoi attori e faceva i suoi film, e il sarcasmo, perché lui era uno molto pungente e tramite i suoi film metteva a nudo la società tipica di quei tempi, ma faceva ridere gli italiani anche dei loro difetti. Tre dei suoi film sono delle pietre miliari per me: ‘I soliti ignoti’, ‘L’armata Brancaleone’ e ‘La grande guerra’ che guardo sempre con grande piacere”.

Oltre che a teatro, è protagonista di tanta tv e cinema, quali i regali per il suo pubblico in questo nuovo anno?

“Magari, al cinema i protagonisti sono Favino, Accorsi, Edoardo Leo, io faccio il coprotagonista…”

Ha lavorato per Ferzan Özpetek!

“D’accordo, faccio il protagonista”.

Allora i suoi programmi per questo 2020?

“Adesso abbiamo questa tournèe che ci porterà fuori ancora per un bel po’, fino a primavera. Andremo ancora un po’ al Nord passando per la Sardegna. Sto parlando con delle produzioni per dei progetti che avverranno l’estate prossima, da giugno in poi. Per ora va avanti la mia storia in ‘Un posto al sole’ che per fortuna non si è ancora esaurita”.

Nella soap cosa accadrà al magistrato Nicotera?

“Gli autori hanno deciso di scrivere delle storie nuove sul mio personaggio, quindi da qui alla pausa estiva sarò di nuovo protagonista di diversi avvenimenti, sia lavorativi, d’indagine, che amorosi, ma non posso dire altro”.

La sua più grande lezione come attore: quella che ha ricevuto e quella che può dare?

“Mi hanno sempre insegnato, e ho fatto mio, che non bisogna mai accontentarsi. Quando si crede di essere arrivati alla soluzione del problema o di sapere una cosa bisogna continuare a lavorare, per questo io ancora adesso porto il copione con me in camerino. Magari abbiamo fatto 20-30 repliche e i colleghi mi dicono ‘ma stai ancora col copione in mano, ma lo sai!’. Certo che io lo so, ma magari c’è ancora qualcosa che posso migliorare. Quindi il non accontentarsi mai, questo me lo hanno insegnato alla Paolo Grassi, la scuola che ho fatto, ed è quello che mi sento di trasferire agli altri”.

You May Also Like

Cinque “libri viventi” contro stereotipi e pregiudizi

Mauro Santopietro, l’intercultura comincia dall’ascolto sul palcoscenico

InterCulturiamo, per una narrazione contro le discriminazioni

Anna Di Francisca: Voce alle donne per dare nuova linfa alla società